alfredo ormando
 
Dignità della Persona?

memory sheppard

Il 7 ottobre 1998 a Laramie (paesino del Wyoming) un ciclista cade con la sua bici davanti ad uno steccato trovandosi davanti a quello che a priva vista sembra uno spaventapasseri. Bastano pochi secondi per rendersi conto che, attaccato allo steccato c’era il corpo di un ragazzo in fin di vita.
Matthew Shepard, questo nome del ragazzo, sarà portato con urgenza in ospedale dove morirà, dopo ore di agonia, il 12 ottobre.
Si scoprirà che il suo cranio era stato spaccato dai colpi inferti col calcio di una pistola e che il suo corpo era stato lasciato per oltre 18 ore ad una temperatura prossima allo zero.
STACCIONATA DI SHEPPARDPer la sua morte Russel Henderson e Aaron McKinney (rispettivamente, di 21 e 22 anni) verranno condannati ad un doppio ergastolo: i due, con la scusa di offrirgli un passaggio, avevano derubato e torturato Matthew anche se nel corso del processo dichiararono di aver agito in seguito ad un attacco di “panico gay”.
Nei giorni successivi la sua morte si svolsero numerose veglie di preghiera. A San Francisco la bandiera arcobaleno esposta a Castro Street venne messa a mezz’asta.

Ai funerali, svoltisi in forma privata, partecipò un gruppo di manifestanti appartenenti ad una chiesa del Kansas con cartelli su cui era scritto “Dio odia i finocchi” e “Matthew è all’inferno”.

MATTEW SHEPPARD
MIO FIGLIO E' MORTO A CAUSA DELL'IGNORANZA E DELL'INTOLLERANZA!
Matt respirò profondamente e mi disse di essere gay.
Poi aspettò la mia reazione. Ancora ricordo il suo stupore quando gli dissi: “Davvero? Ok, ma qual è il punto della conversazione?”.
Un estratto dal discorso che Dennis Shepard pronunciò durante il processo agli assassini di suo figlio.

MATTEWMio figlio, Matthew non aveva l’aria del vincente. Era anche piuttosto piccolo per la sua età […] Però, nel corso della sua vita troppo breve, ha dimostrato di esserlo, un vincente […] Il 12 ottobre 1998, mio figlio, e il mio eroe, è morto […] Vorrei dire qualcosa su Matt e sull’impatto che ha avuto la sua morte. Matt è divenuto un simbolo, alcuni dicono un martire, il “ragazzo della porta accanto” contro i crimini motivati dall’odio. Mi sta bene. Matt sarebbe contento se la sua morte fosse di aiuto ad altri […]

Il dono di Matt erano le persone. Amava essere tra la gente, aiutare le persone e renderle felici. La speranza in un mondo migliore, senza l’ingiuria e la discriminazione nei confronti della diversità, era la sua molla. Per tutta la sua vita ha provato la fitta della discriminazione […] Amavo mio figlio ed ero orgoglioso di lui. Non era il mio figlio omosessuale. Ogni volta che aveva dei problemi, ne parlavamo insieme. Per esempio, non sapeva se rivelarmi la sua omosessualità. Aveva paura che l’avrei respinto e così si prese del tempo prima di dirmelo. Ma durante quel tempo, sua madre e suo fratello me l’avevano già detto. Un giorno, mi disse che aveva qualcosa da rivelarmi. Vedevo che era nervoso, così gli chiesi se tutto andasse bene.

Matt respirò profondamente e mi disse di essere gay. Poi aspettò la mia reazione. Ancora ricordo il suo stupore quando gli dissi: “Davvero? Ok, ma qual è il punto della conversazione?”. Da allora ogni cosa andò a posto. Tornammo ad essere un padre e un figlio che si vogliono bene e rispettano le reciproche convinzioni […] Quando prendeva posizione lo faceva in base a ciò di cui era davvero convinto. Successe così quando accettò serenamente che gli altri sapessero che era gay. Non lo pubblicizzò, ma non tornò indietro dal suo proposito. Per questo sarò sempre orgoglioso di lui. Mi ha mostrato di essere molto più coraggioso di molta gente, me compreso.

Matt era consapevole che vi erano dei pericoli a dichiararsi gay, ma lo ha accettato e ha semplicemente continuato a vivere la sua vita […] Come posso esprimere il sentimento di perdita che provo ogni volta che penso a Matt? Come posso descrivere la voragine nel mio cuore e nella mente quando penso ai problemi che Matt ha affrontato nel suo cammino e che ha superato? Nessuno può capire il sentimento di orgoglio e soddisfazione che provavo ogni volta che riusciva a superare un ostacolo. Nessuno, me compreso, conoscerà mai la frustrazione e la sofferenza che alcuni gli hanno inferto a causa della sua diversità […]

Matt è deceduto ufficialmente alle 12.53 di lunedì 12 ottobre 1998 in un ospedaleSHEPPARD di Fort Collins, in Colorado. In realtà è morto nei sobborghi di Laramie, legato a un recinto contro il quale il mercoledì precedente lei lo aveva picchiato. Lei, signor McKinney, e il suo amico, signor Henderson, avete assassinato mio figlio. Al termine dell’aggressione, il suo corpo ha provato a sopravvivere […]

Lei ha aperto gli occhi alle persone, signor McKinney. Lei ha permesso al mondo intero di comprendere che come vive una persona non è una giustificazione per la discriminazione, l’intolleranza, la persecuzione, la violenza. Non siamo negli anni ’20, ’30, ’40 della Germania nazista. Mio figlio è morto a causa della sua ignoranza e della sua intolleranza. Non posso farlo tornare indietro. Ma posso fare del mio meglio affinché questo non accada a un’altra persona o un’altra famiglia, mai più. Come ho detto, mio figlio è diventato un simbolo, un simbolo contro l’odio e la gente come lei; un simbolo del rispetto dell’individualità, della diversità, della tolleranza.

Mio figlio mi manca, ma sono fiero di dire che mio figlio rappresenta tutto questo.

 
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