Oggi mi sono ritrovato a contemplare una bara bianca.
Dentro c’era un piccolo grande uomo di nome Antonio…
Non sapevo altro di lui a parte nome, cognome e un numero si scheda, quella predisposta per i partecipanti al concorso fotografico “Palagonia ieri e oggi”, nel marzo del 2007.
Quando presi visione delle tante foto pervenute, alcune fra queste mi colpirono particolarmente; erano state presentate da un certo Antonio Tomasi.
Scatti in bianco e nero, semplici, essenziali, ma con una grande carica evocativa.
Ma ciò che più mi colpiva era il sentimento, la sensibilità non comune che traspariva da esse… non erano foto qualsiasi e non davano l’idea di voler gareggiare in una competizione, ma soltanto di rappresentare un mondo.
Un mondo che non esiste più, fatto di giochi per strada, di sorrisi immacolati, di luoghi che scompaiono.
E un mondo che ci vive accanto, spesso ignorato e deriso, fatto di gente non comune, personaggi buffi o bizzarri che vivono in un’altra dimensione, degni interpreti di certo cinema alla Ciprì e Maresco.
Molti a Palagonia si son divertiti a ritrarre furtivamente quei personaggi presi per strada o nelle piazze; alcuni ne hanno persino fatto dei video caricati su Youtube per farne oggetto di scherno e di derisione.
Ma nelle foto fatte da Antonio quei soggetti erano PERSONE colte dall’obiettivo con estremo rispetto e tenerezza.
Molti tra i visitatori di quella mostra allestita con le 92 foto in concorso ricorderanno “PER TUTTI ERA ANNA” ; era sua, e la Giuria volle dedicarle una Menzione Speciale con la seguente motivazione: “La forza di un'immagine che ci ha fatto reincontrare una persona di famiglia… Anna: Volto di una dignitosa povertà con uno sguardo di speranza. Noi siamo la nostra memoria.”
La foto si aggiudicò inoltre il 1° Posto della Giuria Popolare.
Con gioia gli telefonai per comunicargli l’esito e consegnargli il premio.
Antonio era ansioso di incontrarmi, ma io non capivo il perché non fosse venuto alla mostra (ubicata al piano superiore del Municipio).
Ci incontrammo, e solo allora mi resi conto di chi fosse realmente l’autore. Avevo in cuor mio tifato per lui, senza conoscerlo. Ed ora ero commosso per l’entusiasmo che mi manifestava e la forza che emanava da lui, costretto a stare seduto. Per sempre.
Mi ringraziò, e traboccava di gioia… si sentiva fiero e mi pregava di contattarlo per altre occasioni future; volle farmi dono di altri suoi vecchi scatti, pregandomi però di non pubblicarli, perché, diceva “chi li vedrebbe non capirebbe e si farebbe semmai quattro risate” (si trattava appunto di quegli abitanti del Mondo accanto di cui parlo sopra).
Quella sera di marzo del 2007 tornai a casa con la tristezza nel cuore, con un senso di colpa per non aver valutato attentamente l’ipotesi che potessero esserci delle persone che pur volendo non avrebbero potuto partecipare a quell’evento perché impediti dalla loro condizione fisica e perché, in un mondo così detto di “normali”, si ergono barriere architettoniche ad ogni piè.
Il senso di colpa continuerà, mio caro Antonio: dopo sedici anni spesi in volontariato per questa città, ho ottenuto una sede per farci un Centro Culturale “aperto a tutti”.
Si tratta di un bell’edificio, ma sito in una ripida salita e per entrarci occorre FARE LE SCALE!
Desideravo ottenere una sede al pian terreno, pensando a te, pensando ad altri affezionati amici che a fatica raggiungono certi ambienti pur di esserci.
Ma mi è toccato accontentarmi, sapendo che se non lo avessi fatto probabilmente avrei dovuto aspettare chissà quanti altri anni ancora. E la forza di lottare avvolte viene meno; può capitare anche di perderla definitivamente…
Antonio: ti dico GRAZIE e ti chiedo PERDONO.
GRAZIE per la grande lezione di vita che m’hai trasmesso, donandomi uno dei più bei ricordi che questa terra di Palagonia m’abbia mai dato.
PERDONO per la mia noncuranza, nel non aver preteso presso chi di dovere un luogo idoneo a poter accogliere anche Te tra i protagonisti di quello speciale evento cittadino e in ciò che a Dio piacendo si riuscirà a realizzare per il futuro.
Ora hai lasciato tutto il tuo pesante fardello dentro quella bianca bara.
Ora la tua anima gentile è libera da quel corpo che ti fu gabbia.
Ora potrai guardare da un’altra prospettiva – come del resto hai sempre fatto con la tua sensibilità – e accedere liberamente in ogni luogo.
La tua riposta al mondo è stata il Sorriso.
Ora continua a sorriderci da lassù.
Ciao Antonio
Giuseppe Maggiore
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