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IL PENTAGRAMMA PITTORICO |
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"Nulla commuove il cuore come una canzonetta."
Una forma d'espressione completa che congloba alla partitura musicale sia il testo (poesia/letteratura) sia l'interpretazione (l'atto performativo/teatrale legato all'esecuzione del brano). Fatto non trascurabile, è la sola arte che al momento sia riuscita ad innestarsi significativamente nel tessuto sociale, agendo profondamente su di esso. Se la poesia tradizionale fatica a guadagnare peso e protagonismo, diverso è il caso dei Canta-Autori, testimoni militanti e artisti straordinari (Fabrizio De Andrè, Roberto Vecchioni.., per non citarne che alcuni), fautori di un linguaggio d'espressione dialogale capace di interagire nelle maglie quotidiane della contemporaneità, incidendo nella memoria collettiva. Lo sa bene Isabella Collodi, che deliberatamente sceglie di tradurre in pittura le immagini evocate da dieci splendide pagine di canzone. Da "Samarcanda" a "Milady" di Vecchioni a "Il suonatore Jones", "Bocca di rosa" e "La canzone di Marinella" di De Andrè, spaziando fino a brani immortali di respiro internazionale come "Summertime" di Gershwin e "Singing in the rain", portata al successo da Sinatra. Una scelta non calcolata quella della rosa dei brani, ma emozionale; è, quest'ultima, una parola chiave per comprendere l'operazione (la trasposizione) di Isabella Collodi. Non una mera traduzione iconografica didascalica, ma un racconto evocato dal racconto, una narrazione parallela che germinata dalle note fiorisce nella profusione di segni e colori. I piani prospettici levitano come sulle righe ideali di un pentagramma, così che le figure sembrano danzare, riunite ora in un'allegoria e ora in un aneddoto. Piccoli gruppi di figure, isolati come strofe, ma che al tempo stesso concertano nel brano d'insieme. Certo brulichio di corpi e luoghi ci rimanda (in una chiave atmosferica decisamente ribaltata) all'iconografia delle opere di Hyeronimus Bosch.
Nel tratto grafico della Collodi individuamo senza difficoltà la scioltezza disegnativi e l'abilità incisoria. Nelle acqueforti, negli acquarelli e nei disegni Isabella Collodi concentra tutto il suo amore per la minuzia e per il racconto particolareggiato. L'occhio dell'osservatore è guidato dal "parziale" di una singola scena all'unicum dell'intera opera; una lettura né lineare (sinistra-destra) né bustrofedica ma centripeta, aerea e disorganica. I piccoli gruppi di figure, gli episodi circonchiusi costellano il campo visivo per l'appunto come note musicali scandite simultaneamente su un pentagramma trasparente. <<La musica – scrive Thomas Mann nel Doktor Faustus – è la più alta fra le arti. Non ha bisogno di riferirsi al figurativo, al corporeo..(…)>>
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