Iconografia di Santa Febronia nel mondo
santa febronia
s.febronia, incisione francese
s.febronia
s. febronia
s. febronia
s. febronia
s. febronia
s.febronia
s. febronia
s.febronia
Serbia, s.febronia
s.febronia
s. febronia
Tiruchirapalli, India, s. febronia
s. febronia
s. febronia di A.A. Siragusa
Minori (SA), s.febroni con s. agata
Caltagirone (CT), s. febronia
Minori, s.febronia
s. febronia a patti
Palagonia - Coste di s. febronia
Minori (SA), s.febronia s.febronia di G. Damigella s.febronia di G. Damigella icona greco-ortodossa s.febronia icona serba s. febronia
Roma-Colonnato del Bernini, s.febronia s.febronia a trani Trani, s.febronia sepoltura di febronia s. febronia di G. Le Moli
ss. febronia e reparata, lovere s.febronia Patti, s. febronia Minori, s. febronia-trofimena Palagonia, statua s.febronia del '700
s.febronia s.febronia s.febronia Palagonia (CT), s. febronia Patti (ME), s. febronia
Patti, s.febronia s.febronia a Gioiosa Marea (ME) Minori, s.febronia-trofimena Minori, s.febronia-trofimena Minori, s.febronia-trofimena
febronia-trofimena, minori Patti, reliquiario s. febronia corpo s. febronia-trofimena, minori corpo s. febronia a monselice teschio s. febronia a roma

febronia, antonello morsilloPaolo Chiesa, che ha condotto recentemente un interessante studio sulle due versioni latine della Passio Febroniae osserva: “Le vicende del culto di Febronia appaiono esemplari e di grande interesse; e tracciano un quadro di una varietà che non si sospetterebbe in partenza, dato che si tratta pur sempre di una santa minore, che non è mai divenuta patrona di grandi città o dedicataria di monasteri importanti, e neppure protettrice di categorie professionali potenti. Eppure, nonostante questa apparente secondarietà, di santa Febronia sentiamo parlare in molte regioni dell’Europa e dell’Asia, dove il suo nome e il suo culto si è diffuso seguendo vie minori, poco conosciute, ma forse proprio per questo più affascinanti da ricostruire.”

Tralasciando tutte quelle località o aree geografiche in cui si hanno tracce di culto, dal punto di vista letterario, relative alla traduzione ed alla circolazione della Passio Febroniae, ci limiteremo a tracciare qui un rapido excursus delle principali tappe, in cui si hanno testimonianze significative sotto l’aspetto cultuale vero e proprio, inteso come pratica liturgica.

In Siria, nei luoghi del martirio, è attestata all’inizio del IV secolo la costruzione di una grande chiesa ad opera di san Giacomo, vescovo di Nisibi, per la cui realizzazione occorsero sette anni, da identificarsi con il tempio di cui si parla nella Passio Febroniae;

un importante monastero intitolato alla santa, nel VII secolo; ed ancora una chiesa dedicata certamente a santa Febronia, della cui realizzazione fu promotore il vescovo Simeone, è attestata nella stessa città di Nisibi  agli inizi dell’VIII secolo. Sempre in terra siriana, Febronia è ricordata nei martirologi fino al XIII secolo e da qui proviene anche una versione siriana della Passio presente in tre manoscritti databili dalla metà del VII al IX secolo.

Il culto della santa si diffonde parallelamente alla circolazione della Passio che intanto viene tradotta nelle varie lingue dell’oriente cristiano.

Inserita nei sinassari e nei menologi della chiesa greca; le vengono dedicati acrostici e inni (tra cui uno del celebre innografo Teofane Grapto).

A Costantinopoli, dove secondo il racconto della Passio, il corpo di Febronia fu portato intorno all’anno ‘600, accompagnato da numerosi miracoli, i quali ci vengono confermati anche nei Miracula Artemii,era titolare di un altare presso la chiesa di San Giovanni Battista nel quartiere Ozeia, e se ne celebrava regolarmente la festa.

Dall’ambito bizantino il culto ha raggiunto anche il mondo slavo, dove è attestato sia in Polonia, che in Russia, dove al 25 giugno si ricordano i santi monaci Pietro e Febronia, morti nel 1228.

In India, nella cattedrale di Tiruchirapalli, nel Tamil Nadu, un affresco raffigura il martirio della santa.

Dall’oriente passa in occidente; in Francia, dove santa Febronia godeva, almeno fino al XV secolo, di un culto particolare presso i monasteri dell’ordine dei Celestini, congregazione diffusa in Italia e in Francia. Ciò è testimoniato, oltre che dalle traduzioni in francese della Passio, dalle numerose menzioni in calendari liturgici e officium proprium. Ancora nel XIX secolo il nome ricorre nell’onomastica: Febronia si chiamava infatti la sottopriora che stette al fianco di santa Teresa di Gesù Bambino fino al suo trapasso, nel monastero carmelitano di Lisieux.

Un chiaro indizio della presenza della Passio Febroniae in Spagna è dato proprio da una copia di essa appartenuta alla grande santa carmelitana Teresa d’Avila, oggi custodita nel museo teresiano di Avila.

Nell’area tedesca, fra Germania, Boemia e Ungheria, dove troviamo vari codici risalenti al XIII-XIV secolo, contenenti la Passio, oltre alla menzione in calendari liturgici e in libretti di preghiere dell’XI secolo. Qui scrisse anche un teologo tedesco, sotto lo pseudonimo Febronio, da cui prese il nome la sua teoria “Febronianesimo”.

In Italia: a Novara l’anno 1615 il vescovo Carlo Bascapè faceva edificare una tra le più belle chiese della città: San Marco. Al suo interno lavorarono illustri pittori, tra cui Guglielmo Coccia, detto il Moncalvo, cui furono affidate le pitture delle cappelle di San Carlo e di Santa Febronia. Alla sua morte, avvenuta il 6 ottobre dello stesso anno, il vescovo Bascapè fu sepolto proprio nella cappella di S. Febronia, cui egli era molto devoto.

A Chiesa Nuova di San Silverio (Bologna) sappiamo dell’esistenza di un oratorio di S. Febronia, di cui se ne fa accenno ne “Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte Di Bologna diocese (1854). A Lovere (BS), nel corteo delle Vergini e delle Martiri che orna la Basilica di Cristo Re, è raffigurata insieme a S. Reparata. A Forlì, L'8 giugno 1686, quattro pie donne di Bologna acquistarono alcuni fabbricati di proprietà delle suore Cappuccine per istituirvi il Monastero di Santa Febronia e congregarsi al loro interno, professando la regola di San Francesco di Paola. Le monache ottennero la clausura nel 1691. Queste monache che erano dette anche Paolotte, furono l'unica famiglia religiosa forlivese colpita dai provvedimenti soppressivi dell'8 giugno 1805 e quindi trasferite nel monastero di Santa Chiara a Forlì. Nell’antico Borgo Schiavonia (attuale Corso Garibaldi nel centro storico forlivese), sorgeva la Chiesa di Santa Febronia, trasformata all’inizio del secolo scorso nel “Cinema Popolare” con funzione di sala da ballo. A Romanziol, fraz. di Noventa di Piave (VE), si trova l’antico Capitello di Santa Febronia che certe fonti danno esistente sin dal sec. XIV. Fuori dall’abitato di Sant'Angelo dei Lombardi (AV), si erge la Torre Febronia, all’interno dell’Abbazia del Goleto, monastero fondato da Guglielmo da Vercelli nel 1135; la torre prende il nome da una celebre Badessa. Uno dei Corpi Santi della Quadreria delle Sette Chiese di Monselice, in Veneto viene indicato come quello di Santa Febronia. A Schifanoia fraz. del comune di Narni (TR), nell’antico Santuario di San Michele Arcangelo, la Santa è raffigurata insieme a Sant’Artemio, cui la chiesa era originariamente dedicata. A Trani, in Puglia, dove il corpo della santa giunto intorno all'anno 800, viene disperso durante i saccheggiamenti da parte dei saraceni, e del quale si riuscirono a conservare alcune reliquie. Divenuta oggetto di grande venerazione, almeno fino all'inizio dell'800, se ne celebrava la festa al 25 giugno e al 15 dello stesso mese, in ricordo della traslazione del corpo. Qui troviamo, presso il Museo Diocesano, un Officium proprium della santa risalente al XVII secolo; un dipinto del '600 (figura sopra), ed un busto-reliquiario ligneo del '700. Attestazioni di culto si hanno anche in Campania, a Napoli, dove tra l'altro ritroviamo l'indicazione della sua festa (25 giugno) nel celebre Calendario Marmoreo, risalente al IX secolo, oltre alla presenza della Passio in uno dei più importanti codici agiografici, quale il Corsiniano (XI-XII secolo).

A Minori (SA), dove, sebbene con il nome di Trofimena, fondato su una leggenda senza alcun fondamento storico, che la vede originaria di Patti (ME), viene venerata quale Patrona e solennemente festeggiata il 5 luglio. Nella cattedrale è custodito quello che si ritiene essere il corpo della santa.

Nella regione lombarda, a Milano: nel 1100 esisteva un altare a lei dedicato nella chiesa di San Protaso; ed un istituto, con annessa chiesa, fondato dal vescovo Cesare Monti nel 1645, e denominato “luogo pio di santa Febronia”; il quale era destinato alla redenzione delle prostitute, attivo fino alla metà del ‘700. Si trattava probabilmente del Conservatorio di Santa Febronia già esistente dal 1474 fino al 1784, che la “Relazione con descrizione dell’Istituto, Rendite, ed obblighi de’ principali Luoghi pii della città di Milano” (12 maggio 1769), annota tra i “luoghi pii per l’allevamento e custodia di fanciulle ed orfane, per ritirare femine peccatrici e per i poveri vecchi e impotenti”. La santa è presente in vari calendari ambrosiani, litanie e salteri dall'XI al XV secolo; si hanno inoltre interessanti testimoni della Passio. In corso Garibaldi sono stati altresì individuati i resti di un'antica chiesa a Lei intitolata.

 A Pavia, dove, intorno al 1200, sono attestate delle reliquie di santa Febronia nella chiesa di san Marino, andata distrutta.

Notizie di reliquie della santa si hanno anche a Bologna (segnalate dal Papebroch); ed a Roma, dove, dopo la Demolizione di San Paolo a Piazza Colonna, vennero traslate nella chiesa dei SS. Carlo e Biagio ai Catinari, ove ancora oggi è custodita la testa, nella fenestella confessionis dell'altare maggiore. Una delle statue del Colonnato del Bernini, in Piazza San Pietro,(braccio destro nord), realizzata nel 1667-1668 da Morelli Lazzaro (1619-1690), su commissione di Alessandro VII, raffigura la santa.

In Calabria, è segnalata intorno al XIV secolo una chiesa ed un monastero di rito greco intitolati a santa Febronia, siti in contrada Calanna (18 Km da Reggio).

In Sicilia, terra fortemente influenzata dalla cultura bizantina, il culto affiora agli inizi del VII secolo, incentivato, pare, anche dal fatto che la figlia dell’imperatore Eraclio (610-641) si chiamasse Febronia.

La più antica testimonianza è certamente data dall’Eremo di Santa Febronia (VI-VII secolo), in contrada Coste, a Palagonia (CT). Qui, tra altri affreschi dell’iconografia bizantina, uno in particolare raffigura la santa tra due carnefici, nel martirio dei denti e delle mammelle. La santa è venerata quale Patrona della città, almeno dalla metà del ‘500, epoca a cui risale la statua lignea rivestita in argento; la quale viene portata in processione nel corso di solenni festeggiamenti (il 25 giugno ed il 2 luglio). La città è in possesso di una reliquia, il pollice della mano destra, giunta da Roma tra il ‘500 ed il ‘600.

A Messina, il culto di santa Febronia è testimoniato nel medioevo da una chiesa a lei intitolata, da cui prendeva  nome il quartiere; ed ancora, nel XIV secolo, Febronia era il nome di religione portato da diverse badesse nei monasteri della città.

A Patti (ME), è solennemente festeggiata il 5 luglio come Patrona e Concittadina. Qui, come a Minori, si ritiene infatti, secondo una pia leggenda, che la santa sia di origine siciliana, vissuta e martirizzata proprio in questa città. Recenti studi hanno definitivamente stabilito che l’unica santa con questo nome è la Febronia di Sibapoli Nisibi. Del resto, come per le altre località della Sicilia, il culto vi è stato importato dai bizantini. La città custodisce alcune reliquie della santa, ed ha creato un itinerario dei luoghi dove ella sarebbe vissuta e avrebbe subito il martirio per mano dello stesso padre. Proprio in una delle tappe di tale itinerario, nei pressi del comune di Gioiosa Marea, sorgeva nel XII-XIII secolo il villaggio santa Febronia, nell’omonima contrada nota anche col nome Acquasanta, ossia il luogo ove si ritiene che la santa abbia ricevuto il battesimo. Altro agiotoponimo nel messinese si riscontra agli inizi del XII secolo, nella Piana di Milazzo, ove scorreva il fiume S.Fobonia (una variante del nome).

Indizi di culto si hanno anche a Palermo, dove nel 1693 moriva la venerabile clarissa suor Febronia Ferdinanda di Gesù, nativa di Caccamo (PA); la quale aveva assunto tale nome per la forte devozione alla santa.

Si ricordino inoltre, un altare nella cattedrale di Catania, con dipinto del Borremans (1670-1744); un dipinto del Vaccaro (1860) nella cattedrale di San Giuliano, a Caltagirone (CT); una statua nella chiesa Madonna della Catena (XVI secolo), di Militello V.C. (CT).

Negli Stati Uniti, ad Hoboken nel New Jersey, è stato introdotto il culto di Santa Febronia nel 1920. Qui, seguendo comunque la tradizione pattese delle origini siciliane della santa, è stata edificata una cappella in suo onore, in cui ogni anno viene festeggiata; ed è stata costituita la “Società Cattolica Santa Febronia Patti e circondario”.

a cura di Giuseppe Maggiore